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Venerdì 8 luglio: IL VIAGGIO
Peo, Il Bruco ed il Crostatomane, che di seguito chiameremo per semplicità Il Crosta, partono da Desio alle sei di pomeriggio,
quindi recuperano con insolito rispetto dei tempi sia Stuart Little a Sesto che Trenitalia a Milano. Caricate le macchine e sbrigati gli
ultimi dettagli (prelievo con bancomat, equa distribuzione di bevande sintetiche tra i due mezzi, sequestro di CD) i cinque sono pronti a
partire ... ed è subito pioggia.
Le macchine sono così composte: Bruco guida il suo Fiestino celeste scattante quanto un gatto delle nevi, ospitando al suo fianco Trenitalia
e sul sedile posteriore un silenzioso Crosta. Sulla Ford Escort d'epoca (1891) di Peo si accomoda invece, tra uno scrinft ed uno squirrll, il
topino Stuart. Nasce spontanea una dimostrazione pubblica di guida sicura: nel traffico della tangenziale alle sette
di pomeriggio e sotto un acquazzone che a tratti sfiora il nubifragio, le due coppie Peo/Stuart e Bruco/Trenitalia fanno a gara di evoluzioni erotiche
sfruttando i pochi viveri di cui dispongono ... vince per acclamazione la prima coppia con il numero dello "scambio del baiocco".
Il viaggio è la presa di coscienza della matematicità della mente del ministro Lunardi: un cantiere ogni 20 km di autostrada. Se sulla
Escort gli inni al ministro si intervallano ai racconti delle porcate giovanili, sul Fiestino la carenza di musica che non sia da suicidio
indispone la cantante del gruppo. Il Bruco ricorre all'arbre magique al cloroformio, la fa addormentare e inizia a spingere come un forsennato ...
il Fiestino tocca anche i 139 kmh e ... alle 2 di notte i nostri arrivano a Lubriano.
Montare le tende è un attimo e tutti si trovano d'accordo sul fatto che la scimmia che in 2001 Odissea nello spazio scopre l'uso dell'osso come arma
rappresenta il passaggio evolutivo successivo alla P.C.T. che pianta i picchetti brandendo pietre a due mani. Casualmente Peo rimedia
un posto per se stesso su un camper.
Finalmente si iniziano a conoscere le prime persone: Andrea, Adele, Cristiano, Matteo e gli altri dell'organizzazione del festival,
i Cappello a Cilindro che hanno appena finito di suonare e che partono con il loro furgonicino, i Searchin' Guitar, veronesi-modenesi venditori
di mandorle caramellate e vincitori dell'edizione 2004 di Pane&Rock. Si rimane in piedi fino alle 4 (tranne Stuart che crolla prima) a gozzovigliare
a fianco della spillatrice di birra, arrotolati nei sacchi a pelo per il freddo porco&bastardo e rallegrati dalla spettacolare epifania del
Grande Buffo, che subito perde il proprio preziosissimo cappello. E volano madonne.
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Sabato 9 luglio: LO SVACCO
Alle 9.30 le tende si approssimano all'autocombustione, svegliarsi diventa dunque una questione di sopravvivenza. Peo
scende dal camper e afferma "Come ho dormito bene", guadagnandosi il diritto di inaugurare i turni-doccia dopo avere rotto
di propria mano i sigilli dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Stupefacente l'effetto: in seguito all'abluzione il chitarrista della
P.C.T. assume per pochi secondi l'aspetto di Paris Hilton, roba che neanche le Tartarughe Ninja...
La mattinata scorre frenetica, dallo svacco alla colazione, dalla colazione allo svacco, dallo svacco al pranzo, dal pranzo allo svacco. L'unica
distrazione a spezzare tale frenesia arriva dagli sms di Topper.
Il batterista del gruppo, con l'unico scopo di caricarsi prima delle 12 ore di viaggio
del giorno successivo, si trova ad un matrimonio a Borgaro Torinese ed annuncia con soddisfazione di avere impiegato 45 minuti da casello a casello. Interrogato
su come sia stato possibile rivela "mi è uscito un pistone e mi ha detto se gli passavo una canna".
Il dopo pranzo è tutt'altra cosa: i cinque si svaccano sotto gli alberi frondosi del belvedere di Bagnoregio, ruttano con soddisfazione provocando
danni irreparabili alla valle dei calanchi, osservano in panciolle il cielo terso e si interrogano su come sia possibile che la goduriosa brezza
che ora scompiglia le loro chiome di notte si trasformi in rasoiate di tramontana. Volano madonne.
Di colpo la rivelazione: Trenitalia si ricorda di avere una famiglia che la sta venendo a trovare e deve tornare
al campo tende, il Crosta si rende invece conto che non ha ancora comprato la corda mancante del suo violino ... gli viene
fatto notare che potrebbe tornare utile per il concerto del giorno dopo. Insomma, mentre la banda del sogno interrotto
si ritrova e passa qualche ora ad Orvieto, gli altri quattro trascorrono il tardo pomeriggio a Viterbo, recuperando la corda
e facendosi pagare l'aperitivo dalla malcapitata cugina del Bruco, Violetta (n.d.B. in realtà ha pagato il suo ragazzo
Paolo, mia cugina non paga mai).
Cena leggera a salamelle, panini piccanti e patatine fritte ... e finalmente è MUSICA. I CostaVolpara di Viterbo diventano i
nuovi idoli, sono bravissimi, simpatici e magnetici nel loro proporsi al pubblico. E soprattutto fanno canzoni che la P.C.T. sa a memoria, dalla
Bandabardò ad un Dio è morto suonato da paura. Peo si getta subito a conoscerli e li prenota per la sera successiva: verranno a vedere
il concerto della P.C.T. e porteranno in dono un loro CD, cose che riconciliano con l'esistenza.
E fu sera, e fu mattina. Ma senza dormire.
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Domenica 10 luglio: IL CONCERTO
Non cambia molto: ancora un rogo delle tende, ancora una doccia per tutti. Poi, d'improvviso, alcuni simpatici siparietti. Prima
Peo e il Bruco palleggiano giulivi sulla pista da ballo, mostrando una leggerezza di movimento che neanche Nurayev e scandalizzando le
famigliole locali convinte di passare una tranquilla mattinata in compagnia dei loro figlioli. Quindi, ricevendo la telefonata della sua
ragazza e trovandosi in difficoltà alla domanda "Come state?", Peo passa il cellulare al Bruco, il quale, imitando Mario Brega nel silenzio
più totale, esclama "Se stamo a fa' la punta ar cazzo". Un bambino scoppia a piangere, alcune madri tentano esorcismi, la P.C.T. è costretta
a barricarsi nelle tende.
Il gruppo esce allo scoperto solo per il pranzo, a base di pizza, non prima di avere salutato Maura e Giuss dei Searchin' Guitar, in partenza per
altri lidi. Baci, abbracci e qualche ultima mandorla caramellata.
Dopo due giorni la band finalmente si ricompone con l'arrivo Topper, accompagnato dalla dolce Melissa e da un amico girasole. Per meglio
concentrarsi prima dell'esibizione la combriccola al completo si trasferisce al lago di Bolsena, dove cerca di stemperare la tensione pre-concerto
con attività di gruppo quali la bestemmia collettiva per ogni corda di chitarra che si rompe, oppure il tuffo nel canneto con tutta
la macchina.
Il Crosta inizia a sibilare di volere una crostata.
Ore 16.30, soundcheck: il fonico si chiama Michelangelo e dicono che abbia fatto da service pochi giorni prima per la data
del Festivalbar a Viterbo ... evidentemente in quella serata di pilu non ce n'era perchè il ragazzo si invaghisce del pilusissimo Stuart
e trasforma le prove del suono in un teatrino dell'assurdo. Tutto però pare funzionare bene.
Ore 20.00, live!: alla presenza di madri, sorelle, cugine e cugini, zie e zii, amiche ed amici giunti non si sa bene come un po' da tutta
Italia, i sei sprovveduti presentano un concerto praticamente impeccabile, se si trascurano i larsen durante i primi cinque pezzi,
il jack della chitarra che si rompe sul sesto, infine la tramontana che si leva implacabile e che porta via tutti i testi provocando
scene di mutismo sul settimo e sull'ottavo. Volano le ultime madonne.
Topper riparte dieci secondi dopo essere sceso dal palco, destinazione Milano, Trenitalia attende un po' di più e poi ritorna a Roma con la
propria famiglia, convinta di prendere un treno la mattina seguente. I quattro rimasti possono finalmente mangiare in tranquillità ed il Crosta
scopre di non avere diritto alla crostata, anzi gliela finiscono sotto gli occhi. Saigon era Disneyland, al confronto.
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Lunedì 11 luglio: LA NOSTALGIA DEL RITORNO
Sarà l'assenza della componente meridionale del gruppo ma Peo, il Crosta, il Bruco ed il topino Stuart
si svegliano convinti di avviarsi sulla strada del ritorno con l'efficienza propria dei brianzoli. Infatti
nell'ordine:
- il Bruco trova le sue scarpe di pezza completamente fradice, avendole lasciate fuori sotto il nubifragio per tutta la notte.
- il Crosta in pieno delirio mistico dovuto all'assenza di zuccheri leva le braccia al cielo e cerca di dividere le tende dal fango,
sinceramente con poco successo.
- a macchine cariche scatta la colazione selvaggia di soli trenta minuti.
- Peo tenta di ritirare 100 euro e lo sportello automatico gli rende solo la carta, tenendosi i soldi
ed emettendo una pernacchietta metallica.
- il Bruco investe la benzinaia.
Insomma si parte con due ore di ritardo sulla tabella di marcia, ma nessuno si offende. Il viaggio è
malinconicamente tranquillo. E se Peo si dimentica di fermarsi ad un autogrill attirandosi le ire della comitiva
lo fa solo per risollevare il morale di tutti. Topper sta quasi finendo di lavorare, lui è brianzolo sul serio e alle
due e mezza di notte era già nel suo lettino di casa. Trenitalia invece si è catapultata in laboratorio non appena arrivata a Milano,
ma non ditele che è brianzola, nemmeno acquisita, che s'incazza. Garantito.
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